malocclusione dentale classe II

MALOCCLUSIONE DI CLASSE II: DI COSA SI TRATTA?

Il termine di malocclusione dentale di classe II venne dato agli inizi del ?900 dal dott. Edward H. Angle che, osservando le arcate dentarie di profilo, studiò e classificò la relazione antero-posteriore dei denti in base alla posizione dei primi molari permanenti superiori ed inferiori.

Angle individuò tre tipi fondamentali di occlusione:

  • La prima, quella fisiologica di I classe molare o neutrocclusione, in cui i primi molari superiori ed inferiori occludono in posizione corretta
  • Le altre due, la II e la III classe, quelle in cui i rapporti tra arcata superiore ed inferiore non sono corretti in senso di una distocclusione (classe II) o mesiocclusione (classe III) della mandibola rispetto alla mascella.

Inoltre le malocclusioni di classe II possono essere ulteriormente distinte in due divisioni:

  • La prima, o divisione 1, in cui gli incisivi superiori risultano essere sporgenti rispetto agli inferiori, con un overjet (distanza degli incisivi superiori rispetto agli inferiori) superiore alla norma
  • La seconda, o divisione 2, in cui gli incisivi centrali inferiori sono invece inclinati verso l?interno.

Il tratto comune a tutte le malocclusioni di classe II è comunque un rapporto non corretto delle arcate dentarie, in cui l?arcata superiore è posizionata più avanti rispetto alla mandibola.

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QUALI SONO I SEGNI PIÙ COMUNI DI UNA MALOCCLUSIONE DI CLASSE II?

I segni di una malocclusione di classe II più comuni sono individuabili soprattutto osservando il paziente di profilo:

  • Il mento sfuggente
  • L?aspetto “a coniglietto”
  • Un?eccessiva sporgenza degli incisivi superiori rispetto agli inferiori

Si tratta di segnali di una retroposizione della mandibola rispetto al mascellare superiore. È bene, inoltre, sapere che un overjet eccessivo aumenta di molto il rischio di frattura, lussazione o addirittura avulsione degli incisivi superiori in seguito a trauma, senza contare l?impatto psicologico dovuto all?alterato aspetto estetico che tale malocclusione può avere sul bambino o sull?adolescente.


MALOCCLUSIONE DI CLASSE II: L'IMPORTANZA DI UNA DIAGNOSI CORRETTA

Nella malocclusione di classe II è assolutamente fondamentale eseguire una corretta diagnosi ortodontica.

Una malocclusione di classe II può riconoscere, infatti, un?eziologia dentale, ma anche scheletrica, nel caso in cui la mandibola si è sviluppata meno del mascellare superiore, oppure se è il mascellare superiore ad aver avuto un ipersviluppo rispetto alla mandibola, oppure quando si verifica una combinazione di entrambe le condizioni.

COME SI CURA UNA MALOCCLUSIONE DI CLASSE II?

Il trattamento della malocclusione di classe II dipende strettamente dall?età del paziente oltre che dalla diagnosi fatta dallo specialista in ortognatodonzia.

A seconda dell?eziologia che tale malocclusione riconosce, se il paziente è ancora in crescita si interverrà mirando a modificare l?alterato sviluppo mascellare e/o mandibolare con apposite apparecchiature dette ortopedico-funzionali, il cui scopo è appunto quello di correggere, per quanto possibile, un pattern di crescita maxillo-facciale alterato.

Nel caso in cui il paziente non sia più in crescita, la terapia si baserà sull?utilizzo di apparecchiature fisse o di allineatori trasparenti il cui scopo è quello di spostare i denti nella posizione più corretta, al fine di colmare la discrepanza esistente tra denti superiori ed inferiori, ricorrendo talvolta, se necessario, ad estrazioni di alcuni elementi dentari in modo da armonizzare l?occlusione.

Qualora il paziente abbia terminato la sua crescita cranio-facciale ed abbia una grave malocclusione di classe II ad eziologia scheletrica per la quale il semplice trattamento ortodontico non è sufficiente, è indicata una risoluzione chirurgica tramite intervento di chirurgia ortognatica.

Lo specialista in ortognatodonzia ha tutte le competenze per poter individuare e trattare nel modo più corretto una malocclusione di classe II: è fondamentale effettuare una prima visita ortodontica quando il bambino si trova ancora in dentatura decidua, in modo da individuare ed intercettare tutte le eventuali problematiche masticatorie ed effettuare la terapia adeguata nel rispetto del corretto timing terapeutico.

 

Contributo della dott.ssa Elisa Russo

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